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08/11/2017

Scuola

Boom di cinese in Lombardia: lezioni di mandarino nell'11% delle scuole

Una nuova materia si sta sempre più affermando nelle scuole italiane, in particolare in quelle lombarde: l’insegnamento della lingua e della cultura cinese. Sono 279 gli istituti (l’8% del totale delle nostre scuole superiori) su tutto il territorio nazionale che hanno attivato l’insegnamento del cinese, con il coinvolgimento di circa  17.500 studenti di scuole superiori.  In Lombardia la percentuale è ancora più alta: il cinese è insegnato nell’11% delle scuole superiori della Regione, ovvero più di una cinquantina.
A rivelarlo è l’indagine intitolata “La nuova via della Cina”, promossa dalla Fondazione Intercultura in collaborazione con Ipsos, nell’ambito del progetto dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca (www.scuoleinternazionali.org). La ricerca è stata presentata oggi dinanzi a 400 studenti delle scuole superiori lombarde, presso la sede dell’Assolombarda alla presenza di esperti del mondo Cina: il Prof. Francesco Boggio Ferraris Direttore della scuola di formazione permanente dalla Fondazione Italia Cina, Maurizio Galante, Chief Executive Officer di OMP Mechtron Group, azienda brianzola che investe in Cina, Valentina Ornaghi dell’Istituto Confucio di Milano; Nando Pagnoncelli, Presidente IPSOS, Roberto Ruffino, Segretario Generale Fondazione Intercultura.
A testimoniare i benefici dell’incontro con la cultura cinese è stata una dozzina di studenti lombardi appena rientrati da un anno scolastico in Cina con un programma di Intercultura, a rappresentanza del centinaio di ragazzi che ogni anno aderisce a un programma annuale in Cina con Intercultura. Dinanzi al pubblico di coetanei hanno avuto modo di raccontare, attraverso le proprie esperienze individuali, come si rientri in Italia migliorati in termini di maggiore indipendenza, capacità di adattamento e problem solving, sicurezza e maturità.
Insomma, la scuola italiana si sta rendendo conto della necessità di stare al passo con un mondo che cambia.  Certo, l’8% delle scuole in Italia è ancora un numero di nicchia, ma sicuramente destinato a crescere: un campione rappresentativo di 501 giovani tra  i 14 e i 19 anni interpellato nell’ambito della ricerca menziona il cinese al secondo posto tra le lingue considerate come “strumento fondamentale per il proprio successo futuro” (dopo l’inglese  e prima  di spagnolo e tedesco!). Secondo la fotografia scattata dall’Osservatorio, oggi come oggi le scuole più attive nell’insegnamento del cinese sono gli Istituti di Istruzione Superiore (74%), mentre dal punto di vista geografico vi è una maggiore concentrazione, rispetto alla presenza delle scuole sul territorio, nel Nord Ovest (28% di istituti attivi, rispetto a un universo scuole del 20%). 
Quello che è particolarmente interessante notare è che nel 48%  dei casi il cinese si è già affermato come  materia curriculare, coinvolgendo in media 4 classi per istituto per circa 3,6 ore a settimana. A insegnarlo sono, in media, 1,9 docenti per istituto, sia italiani che madrelingua. Dato ancor più rilevante per capire come si stia trasformando la nostra scuola: il 41% di questi istituti con corsi curriculari ha già inserito il cinese tra le materie dell’esame di maturità (in Lombardia in misura maggiore), mentre il 47% intende farlo nel prossimo futuro. Quasi l’en plein! 
E inoltre, si tratta di un’esperienza di successo: il 93% dei Presidi si dice complessivamente soddisfatto, in primis, grazie al coinvolgimento e alla soddisfazione dimostrati dagli studenti (45%), quindi per la qualità dei corsi messi in atto dalla scuola (23%); per le migliori prospettive per il futuro offerte ai ragazzi (22%) e per il fatto di essere protagonisti nell’avvicinare questa generazione di adolescenti a questa nuova cultura (21%) sempre più presente anche nella nostra realtà occidentale.

STUDIARE CINESE PER ESSERE COMPETITIVI IN UN MONDO SEMPRE PIU’ GLOBALIZZATO

Ma, appunto, quanto è appetibile la Cina agli occhi dei nostri studenti? L’interesse verso la Cina e la sua cultura è elevato tra i ragazzi 14-19enni, interessati soprattutto all’ambito tecnologico e dell’innovazione (38%). La Cina è infatti considerata un Paese la cui influenza in Italia andrà ad aumentare nei prossimi 5-6 anni (ne è convinto il 70% dei giovani ) e già oggi il suo peso a livello economico è ritenuto molto rilevante da oltre la metà degli intervistati (il 55% esprime un giudizio 8-10 su una scala da 1 a 10). 

Dunque la Cina attrae oggi anche per la sua crescente influenza economica, tant’è che chi immagina di trascorrervi un periodo di scuola, lo farebbe sì per goderne i benefici culturali (83%), personali (78%), ma anche con un occhio ai possibili futuri benefici professionali (il 64% ritiene che li faciliterà nel mondo del lavoro). Non è perciò sorprendente notare dalle loro risposte, che questi adolescenti abbiano un’idea molto precisa della presenza cinese nel mercato dei grandi marchi italiani. La quasi totalità, e non potrebbe essere altrimenti, è a conoscenza del fatto che le due storiche squadre di calcio di Milan e Inter sono ora in mano a multimilionari cinesi (84% e 70%) e una  percentuale non trascurabile di ragazzi sa che anche molti marchi della moda sono ora di proprietà cinese (come Krizia, Miss Sixty e Cerruti) oltre a Pirelli (20%).

UN ANNO A SCUOLA IN CINA? UN’ESPERIENZA DA 10 E LODE

A confermare queste percezioni, con la loro esperienza effettivamente vissuta, sono i 112 ex partecipanti a un programma scolastico annuale in Cina di Intercultura, tra gli oltre 500 partiti tra il 2003 e il 2015, che hanno risposto al questionario dell’Osservatorio per capire quali possano essere le leve per invogliare scuole e adolescenti a scegliere la Cina come destinazione del proprio approfondimento culturale.
La quasi totalità (92%) di chi vi è stato per un anno scolastico durante le scuole superiori valuta positivamente (voti 7-10) questa esperienza: in particolare, più della metà (57%) le attribuisce un voto eccellente (9-10). La mobilità trasforma come persone, e non solo come studenti e futuri lavoratori. Infatti sono i benefici a livello personale (92%) e di arricchimento culturale (78%) ad essere maggiormente condivisi da chi ha partecipato ad un programma annuale in Cina. Anche spontaneamente, i cambiamenti più spesso citati riguardano la sfera individuale: indipendenza (33%), capacità di adattamento e problem-solving (26%), apertura (25%), sicurezza (20%), maturità (15%).
Dopo esserci stati durante le scuole, il 95% vorrebbe tornare nuovamente in Cina, per attività formative o professionali (59%) e/o semplicemente in viaggio (32%) e il 51% lo ha già fatto negli ultimi anni (soprattutto in viaggio – 43%). L’esperienza di mobilità ha lasciato infatti questi ragazzi (hanno oggi tra i 17 e i 30 anni) con un’opinione della Cina generalmente positiva (93%).
A conferma dell’importanza di esperienze di studio e di vita a contatto con una cultura molto diversa, come quella cinese, sono state le parole messaggio della Ministra Valeria Fedeli, che in una recente lettera inviata a Intercultura ha messo in luce il ruolo del’Associazione e dei suoi programmi e l'impegno del Ministero a sostenerli. “Vi ringrazio per il vostro prezioso lavoro e prendo con voi un impegno: dobbiamo sostenere le studentesse e gli studenti ambiziosi e determinati, curiosi e aperti, che decidono di superare le loro paure e i loro limiti per sperimentarsi in periodi lontano da casa. Per questo vogliamo che la loro partecipazione a questi progetti sia serena, così come anche il loro rientro nel loro contesto di provenienza. Qualcuno talvolta lamenta difficoltà in questa fase. Dobbiamo far sì, invece, che il sistema sia pronto a riassorbire questi giovani e ad arricchirsi grazie alla loro esperienza. Lavoreremo per questo”.

Sul sito www.scuoleinternazionali.org sono disponibili le infografiche con i principali dati delle ricerche 

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